La Dichiarazione di Kuopio compie due anni: il 23 agosto del 2006 i 45 partecipanti all’Incontro dei paesi nordici per la salute professionale in agricoltura decisero di firmare una dichiarazione comune in cui si prendeva atto della pericolosità del settore agricolo e della tendenza all’aumento degli incidenti mortali in agricoltura nei paesi nordici, proponendo una serie di azioni per migliorare la situazione.
In occasione del secondo anniversario della dichiarazione abbiamo parlato con il promotore dell’iniziativa Peter Lundqvist, professore presso il Dipartimento di Scienza del lavoro, economia aziendale e psicologia ambientale all’Università svedese di Scienze agricole di Alnarp.
Prof. Lundqvist, come nacque l’idea della Dichiarazione di Kuopio?
La dichiarazione fu il risultato di una serie di eventi quali:
- una ricerca svedese (condotta dalla nostra università) che evidenziò come solo il 10% degli infortuni sul lavoro (non mortali) verificatisi nelle aziende agricole fosse registrato nel sistema ufficiale
- il numero di infortuni mortali era aumentato in tutti i paesi nordici (Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia)
- le risorse disponibili per la prevenzione degli infortuni erano diminuite nei paesi nordici (meno risorse per la ricerca, le ispezioni, le misure preventive, ecc.)
- una serie di articoli apparsi sui media che trattavano queste problematiche (tra cui alcuni scritti da me stesso).
Durante l’incontro di Kuopio del 2006 mi sembrò utile affrontare questi problemi, ne parlai con i colleghi che accettarono la proposta e così scrivemmo la dichiarazione insieme.
La Dichiarazione prevedeva una serie di azioni da intraprendere per trasformare la situazione degli infortuni in agricoltura. Tra queste l’obiettivo di eliminare completamente gli infortuni mortali in agricoltura nei paesi nordici entro il 2012. Ritiene che questo obiettivo sia ancora raggiungibile?
Sì, ne sono convinto. Ma per poterlo raggiungere è necessario che tutte le parti coinvolte lo accettino: gli agricoltori, le famiglie degli agricoltori, i braccianti, le organizzazioni degli imprenditori agricoli, i sindacati dei lavoratori agricoli, l’intera filiera agricola, le autorità, gli enti di ricerca e formazione e i media. Se la maggior parte di questi attori tenterà di contribuire a modificare gli atteggiamenti tra i lavoratori, a migliorare la formazione in materia di salute e sicurezza e così via, allora sarà possibile. Non è accettabile che qualcuno muoia al lavoro o in casa (bambini o familiari) a causa degli infortuni in fattoria. È possibile intervenire sulle cause che spesso sono legate agli animali e alle macchine. Non possiamo prevenire tutti gli infortuni ma dobbiamo prevenire quelli mortali e per riuscire abbiamo bisogno di aiuto e risorse e dobbiamo impegnarci tutti insieme!
A proposito di impegno comune, lei punta molto su un approccio all’informazione/formazione che nasca dagli stessi agricoltori, seguendo l’esperienza di FarmSafe in Nuova Zelanda. Quali sono i vantaggi di questo genere di approccio?
Crediamo fortemente che sia fondamentale cambiare gli atteggiamenti per poi modificare i comportamenti al lavoro. Coinvolgendo gli agricoltori mostriamo loro che il problema è loro e che la loro partecipazione è fondamentale per trovare una soluzione. È importante che tutti i passi di un programma del genere siano messi a punto in collaborazione con gli agricoltori.
Uno degli effetti della Dichiarazione di Kuopio è stato la creazione di una Commissione governativa svedese sugli incidenti agricoli. Il rapporto redatto da tale Commissione diede speciale attenzione alla prevenzione degli infortuni che coinvolgono bambini e anziani, due categorie particolarmente a rischio nel settore agricolo.
Si tratta di un aspetto specificamente legato al contesto agricolo: i bambini vivono in fattoria, è la loro casa, un luogo dove giocano e aiutano i grandi. Abbiamo messo a punto delle linee guida per i genitori che desiderino farsi aiutare dai figli, ma in modo sicuro!
Gli anziani lavorano fino a tarda età in agricoltura. Non sempre sono consapevoli del fatto di avere problemi di udito o di muoversi più lentamente, di avere meno forza e tempi di reazione più lunghi. Devono imparare a evitare i pericoli e a dedicarsi esclusivamente a lavori meno faticosi e pericolosi. Lavorare fa bene alla salute, ma a condizione che lo si faccia secondo le proprie capacità!
Da Kuopio all’Europa: quale genere di vantaggi ritiene si potrebbero ottenere a livello nazionale adottando un approccio europeo alla salute e alla sicurezza in agricoltura?
È importante apprendere gli uni dagli altri e condividere le esperienze dei diversi paesi dell’Unione Europea e la scelta di adottare un programma di azione comune avrebbe anche il vantaggio di coinvolgere le persone che hanno un atteggiamento negativo. Inoltre ritengo che sia necessario investire più fondi europei: attualmente gli agricoltori ottengono molti finanziamenti comunitari ma pochi di questi sono investiti in salute e sicurezza! Per quello che riguarda il mio paese, siamo molto ottimisti sulle opportunità svedesi di utilizzare parte del denaro proveniente dal Programma di sviluppo rurale dell’UE per avviare un programma per il miglioramento della salute e della sicurezza nelle aziende agricole svedesi!