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I pesticidi: cresce la loro diffusione

Sebbene sia chiara la volontà legislativa per la riduzione dei fitofarmaci in agricoltura, il loro utilizzo in Italia è cresciuto del 3% tra il 2006 e il 2007 (dati Istat).

La dott.ssa Patrizia Gentilini

Gli effetti dell’esposizione ai pesticidi sono devastanti: ne parla sulla rivista Terranauta la dottoressa Patrizia Gentilini dell’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), oncologa ed ematologa, che mostra l’inequivocabile nesso tra uso dei pesticidi e probabilità di contrarre tumori.

Nella maggior parte dei casi i sintomi si presentano tardivamente, e la gravità della malattia è legata al periodo di esposizione all’agente chimico: sono particolarmente gravi gli effetti di un’esposizione durante la gravidanza e i primi anni di vita.

Malattie legate all’uso dei pesticidi

È attestata la relazione tra DDT (in uso negli anni 50 in Italia) e tumore al seno, in particolare in soggetti esposti in età prepuberale e sono noti gli effetti che ancora oggi si registrano nella popolazione vietnamita e nei reduci esposti all’”agente orange“.

Di recente uno studio condotto in Francia ha scoperto un’altissima incidenza di casi di linfoma di Hodgkin per esposizione al triazolo (aumento del rischio del 700%) e agli erbicidi a base di urea (aumento del rischio del 900%).

Sono numerosi inoltre i casi di danni alle ghiandole endocrine, come ad esempio la riduzione di fertilità maschile, disfunzioni tiroidee, endometriosi e patologie neurodegenerative, poiché molti fitofarmaci sono classificati come disturbatori endocrini.

Un altro interessante oggetto di ricerca sono le diossine, di cui spesso i fitofarmaci sono contaminati: nella popolazione vittima dell’incidente di Seveso si è registrato un aumento del 438% del rischio di contrarre linfopatie.

Le possibili soluzioni

Inutile dire che l’unica soluzione finora conosciuta sia la prevenzione primaria: bisogna evitare il più possibile l’esposizione, soprattuto per le donne in gravidanza e per i bambini, e utilizzare i sistemi di protezione più efficienti. La dott.ssa Gentilini suggerisce anche una maggiore attenzione ai metodi di lotta naturali tipici dell’agricoltura biologica, che sostituiscono le sostanze chimiche spesso fatali per la salute degli operatori e dei consumatori.

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L’Osservatorio europeo sulle condizioni di lavoro ci segnala uno studio sulla sicurezza nel settore agricolo in Lituania  realizzato nel 2008 dall’Università di Agraria su iniziativa del Ministero della sicurezza sociale e del lavoro. Secondo questo studio sono in calo del 70% gli incidenti mortali; per contro, sono aumentati del 38% gli incidenti di minore entità, nella maggior parte dei casi dovuti alla mancanza di esperienza degli operatori: il 29% degli agricoltori coinvolti in piccoli incidenti aveva meno di un anno di esperienza di lavoro nel settore. Infatti a causa della carenza di personale nelle zone rurali, gli agricoltori hanno dovuto assumere lavoratori non qualificati.

Il calo numerico degli operatori si accompagna a una diminuzione del 15% delle aziende agricole, che sono per lo più a conduzione familiare. Dal 2003 al 2007 si è passati, infatti, da 272.000 a 230.000 fattorie.

Un sondaggio tra i dirigenti delle imprese agricole ha mostrato che il 73% dei datori di lavoro possiede una certificazione di sicurezza, ma soltanto un decimo dei professionisti responsabili della salute e della sicurezza è realmente competente in materia. C’è da dire che solo il 3%  delle imprese agricole assume professionisti esterni che si occupino della valutazione dei rischi e della sicurezza nella manutenzione degli impianti.

Il 15 ottobre 2009 è stata la Giornata mondiale della donna rurale, che quest’anno ha avuto come titolo “Cambiamenti climatici: le donne rurali annunciano le soluzioni”. Oggi l’umanità si trova a dover

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rispondere a due importanti sfide: l’incremento demografico e pertanto l’accresciuto fabbisogno alimentare e le conseguenze dei cambiamenti climatici, che rendono l’agricoltura sempre meno produttiva e più difficoltosa.

Nei paesi colpiti dalla fame e dalla malnutrizione sono le donne rurali a garantire l’80% della produzione alimentare. Si pone pertanto dinanzi a loro la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale. Si chiede ai governanti di predisporre politiche che prevedano modalità e azioni che permettano una partecipazione a pieno titolo delle donne.
“In questo modo le donne – afferma Karen Serres, presidente delle coltivatrici della Fipa (Federazione internazionale dei produttori agricoli),  – potranno essere protagoniste della soluzione dei problemi della fame e dalla  povertà producendo di più e in condizioni di lavoro migliori, grazie anche all’uso di strumenti e macchinari adatti”.

A questo appello si unisce l’Associazione Donne in Campo della Cia (Confederazione italiana agricoltori), sottolineando l’apporto fondamentale che le agricoltrici nel mondo e in Italia possono dare alla difesa dell’ambiente ed all’affermarsi di uno sviluppo agricolo equilibrato e compatibile capace di garantire nel contempo la sicurezza dei bisogni alimentari e l’equilibrio demografico.

Mungitori indiani, potatori macedoni, risicoltori cinesi. L’agricoltura cambia e vuole crescere, ma questa volta senza seguire la via della bassa manovalanza, del lavoro nero, del caporalato.

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Lo sostiene Confagricoltura – l’organizzazione delle imprese agricole italiane – nel corso del convegno “Il lavoro ‘vero’ in agricoltura”. “Ci stiamo avviando – dice il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – verso un percorso di integrazione del tutto singolare anche rispetto ad altri comparti produttivi dove il lavoro nero è meno presente. Specie nel Nord Italia, nelle imprese più strutturate e organizzate, il sommerso cala e i lavoratori diventano indispensabili non solo per la loro disponibilità, ma anche grazie a una professionalità sempre più spiccata”.

La svolta sociale (e professionale) del percorso avviato nella nostra agricoltura sta proprio nel ribadire la propria identità produttiva – lasciata vacante dalle nuove generazioni – anche attraverso le mani laboriose e sempre più preziose di indiani, tunisini, albanesi.

Lo dimostrano centinaia di ‘casi scuola’ sugli ‘immigrati Dop’ nelle imprese agricole italiane e più ancora alcuni dati significativi: secondo l’Istat, infatti, la forbice tra gli stipendi riservati agli italiani rispetto agli extracomunitari in agricoltura si è ridotta sino a diventare di appena il 2 per cento, quasi 6 volte meno il settore del manifatturiero. Crescono invece a vista d’occhio le imprese a conduzione extracomunitaria.

Per il presidente di Confagricoltura: “Contro il lavoro sommerso in agricoltura -che in alcune aree del Paese rappresenta ancora una vera propria piaga sociale – possiamo fare molto. A partire da scelte bilaterali in merito a sgravi fiscali e semplificazione. In questo senso è importante la strada avviata con il sistema di pagamento attraverso i voucher, strumenti utilissimi sia per l’emersione del nero a tutela dei lavoratori, sia per le migliaia di imprese agricole in regola”.

Una vera e propria scuola di formazione teorico-pratica per addestrare alla sicurezza gli operatori del settore agricolo: è questa la nuova iniziativa della Giunta della Provincia autonoma di Trento su proposta del presidente Lorenzo Dellai. Un’attenzione nata dalla consapevolezza che spesso gli incidenti in agricoltura si possono evitare grazie a un’opportuna valutazione e gestione dei rischi e dei dispositivi di sicurezza.

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I corsi saranno incentrati sulla valutazione del rischio nell’uso dei macchinari agricoli, con particolare attenzione alla conformazione del terreno e al tipo di carico trasportato. Saranno messe in pratica tecniche di guida in situazioni di particolare difficoltà meteorologica, con rimorchio e senza, in presenza di carichi fissi (legna, frutta) o di carichi mobili (botti con liquidi), manovre di sicurezza e gestione del mezzo in emergenza, conoscenza e uso del verricello, del sollevatore e di altri accessori, conoscenza dei dispositivi di protezione montati sui mezzi e delle principali normative in materia, specie con riferimento alla sicurezza.

La scuola si terrà nella struttura della Scuola provinciale antincendi, con il  supporto di un comitato tecnico-scientifico coordinato dal Dipartimento di protezione civile e formato da rappresentanti dei Vigili del fuoco volontari, dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari e del mondo dell’agricoltura.

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